18/10/2012 - 19:00

Ilva:su Aia necessari supplemento d'istruttoria e integrazioni

Il WWF Italia oggi ha partecipato alla Conferenza dei servizi sull'AIA per l'Ilva di Taranto presso il Ministero dell'Ambiente presentando le proprie osservazioni al provvedimento
Il WWF Italia è intervenuto alla Conferenza dei Servizi convocata presso il Ministero dell'Ambiente per deliberare sull'Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA) sull'ILVA di Taranto e ha chiesto un supplemento di istruttoria, indicando puntualmente gli ambiti di miglioramento del provvedimento.
Quattro i punti essenziali sollevati nel corso dell'incontro:
1.La riduzione complessiva degli inquinanti viene calcolata in termini virtuali e non effettivi. Le emissioni massime ammissibili vengono infatti stimate sulla base di una produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio pari al 30% in meno rispetto ad una produzione di oltre 11 milioni di tonnellate. Quest'ultimo dato però non trova riscontro poiché le produzioni dell'ILVA dell'ultimo decennio attestano il picco massimo di produzione nel 2006 con poco più di 10 milioni di tonnellate e un picco negativo di produzione nel 2009 con meno di 5 milioni di tonnellate. Poiché le produzioni attuali risultano essere di poco superiori agli 8 milioni di tonnellate sembrerebbe che i dati siano stati elaborati per essere 'vestiti' su misura sull'azienda.
2.Le sostanze inquinanti con effetti patogeni (ed in particolare cancerogeni) vengono considerati in funzione dei loro "parametri conoscitivi": è quindi difficile credere che possano costituire limiti rigidi e vincolanti, basati sull'applicazione del principio comunitario di precauzione. A tale proposito il WWF ha chiesto alla Commissione di assumere come riferimento gli studi dell'Istituto Superiore di Sanità.
3.Le interferenze delle attività produttive con le falde acquifere dev'essere altrimenti trattata. A tale proposito il WWF ha ricordato che l'AIA deve contenere tutte le valutazioni di dettaglio delle autorizzazioni specifiche che altrimenti si sarebbe dovuto richiedere, compresa quella sulle acque. Non è dunque condivisibile, sia da un punto di vista sostanziale che metodologico, il rinvio a valutazioni successive dell'analisi sulla cosiddetta "matrice acqua".
4.Tempi troppo lunghi. I termini di adeguamento alle prescrizioni in alcuni casi sono pluriennali mentre in realtà la gravità della situazione renderebbe necessari interventi più urgenti (adempio esempio sono previsti 3 anni per la copertura del parco geominerario, 6 mesi servirebbero per la realizzazione di 6 centraline ambientali per il monitoraggio in continuo, numero insufficiente secondo il WWF, tempo insufficiente secondo l'ILVA che chiede addirittura 10 mesi; considerati eccessivi i tempi anche per gli interventi agli apparati produttivi).

Il WWF ha inoltre evidenziato altri due problemi di carattere generale che nel testo in discussione trovano risposte solo parziali: il tema dei controlli sull'attuazione delle prescrizioni e quello di un maggiore coordinamento con le procedure di bonifica.
1. I controlli vengono rimessi a relazioni trimestrali dell'ILVA e a successivi controlli da parte delle Istituzioni preposte. A tale proposito il WWF ha ricordato che tutta la storia, prima dell'Italsider e poi dell'Ilva è costellata da ritardi e inadempienze. E' quindi opportuno non soltanto prevedere il meccanismo dei controlli ma anche le contromisure che devono essere assunte in caso che questi riscontrassero inadempienze o applicazioni scorrette.
2. Il coordinamento delle prescrizioni contenute nell'Autorizzazione Integrata Ambientale con le azioni e gli obblighi indicati negli accordi relativi alla bonifica secondo il WWF appare fondamentale proprio per meglio legare l'Autorizzazione all'attività della fabbrica ad un'azione di recupero a favore di tutto il territorio.

Nell'intervento il WWF ha sottolineato l'importanza del ruolo del Ministro dell'Ambiente che sin dal 1990 con un proprio decreto aveva dichiarato "Area ad elevato rischio ambientale" l'allora stabilimento Italsider con le zone contigue dei comuni di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte. Questa dichiarazione imponeva un processo di riqualificazione e risanamento che in realtà non è mai avvenuto nonostante il Ministero abbia reiterato l'atto nel 1997 e nonostante l'ENEA abbia prodotto nel 1998 un piano d'intervento in gran parte recepito, sempre nel '98, da un decreto del Presidente della Repubblica denominato "Piano di disinquinamento del territorio nella provincia di Taranto". Il Ministero ha poi con proprio decreto del 2000 definito il territorio dell'ILVA e le aree immediatamente circostanti come Sito di bonifica di Interesse Nazionale e ha tal fine perimetrato 32 kmq di aree pubbliche e private, 73 kmq per aree a mare, 9,8 kmq a Salina Grande; il tutto per una linea di costa interessata per circa 17 km. Da questa dichiarazione sono scaturite decine di riunione e incontri, progetti, accordi e programmi e tutto ciò non ha portato ad una vera e propria azione di riqualificazione ambientale.
A titolo di mero esempio, il WWF ha ricordato che la prima condanna della Magistratura per inquinamento da polveri dell'allora stabilimento Italsider è stata messa nei confronti dell'allora direttore dello stabilimento a 15 giorni di reclusione nel 1982. Da allora il problema sembra essersi di gran lunga complicato e proprio perché il WWF ritiene che la permanenza dello stabilimento dipenda dal rigore con cui la questione ambientale e della salute pubblica viene affrontata e gestita, ha chiesto maggiori specifiche nel provvedimento AIA e quindi un supplemento d'istruttoria per necessari approfondimenti.
Marilisa Romagno
autore

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