01/01/2013 - 01:00

Il Consiglio di Stato boccia riconversione a carbone di Porto Tolle

Il Consiglio di Stato ha annullato il decreto con cui il 29 luglio 2009 il ministero dell'Ambiente aveva dato parere positivo sulla compatibilità ambientale al progetto di riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. Questa sentenza ribalta l'esito della decisione del Tar del Lazio che aveva invece respinto il ricorso lo scorso 6 giugno.

Il ricorso era stato presentato dal WWF Italia, Greenpeace, Italia Nostra e numerose associazioni di operatori economici e del turismo della zona di Porto Tolle.
Adesso dovrà essere revocato anche il successivo decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 5 gennaio 2011 recante Autorizzazione Unica alla società ENEL che consente l'apertura dei cantieri per la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle.
 
Grande soddisfazione da parte del WWF che ha sottolineando come siano state finalmente accolte "le argomentatissime ragioni giuridiche ed ambientali portate dinanzi al giudice amministrativo dall'Avv Matteo Ceruti di Rovigo, quelle stesse ragioni che avrebbero dovuto indurre il Ministro dell'Ambiente a dire di no alla compatibilità ambientale della riconversione a carbone di Porto Tolle."
"Il carbone è il combustibile fossile che maggiormente contribuisce alle emissioni di anidride carbonica e, quindi, ad aggravare il fenomeno dei cambiamenti climatici. E' inoltre molto dannoso per la salute della popolazione e per le attività economiche, dall'agricoltura al turismo. E' ora che la politica energetica italiana si affranchi dagli interessi di parte, che siano il nucleare o il carbone. Il futuro è nell'efficienza energetica e nelle rinnovabili" ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del WWF Italia.
 
Di seguito riportiamo i quattro punti dolenti del piano di riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle, che ricordiamo essere situata nel cuore di una delle aree naturali più importanti e delicate della nostra penisola (il Delta del Po), evidenziati dal WWF:
 
- UNA CENTRALE 'SOTTO OSSERVAZIONE DELLA PROCURA' - La Procura di Rovigo ha avviato nuove indagini anche sul progetto di riconversione e ha disposto una consulenza-perizia, inviata nel giugno 2008 dalla Procura al Ministero dell'Ambiente. La perizia ha evidenziato numerose e gravi carenze nel progetto in ordine agli impatti ambientali (aria, acque, rifiuti, biodiversità per le ricadute negative sull'area naturale e Parco delta del Po). Il documento critica aspramente la scelta dell'Enel per il carbone, giustificata perché il carbone è "economicamente competitivo" rispetto ad altre scelte possibili (ad esempio gas-ciclo combinato). 
 
- VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE INEVITABILE: Le perizie della Procura sono così dettagliate ed articolate, ed evidenziano tali contraddizioni e lacune da far ritenere sorprendente che la Commissione VIA presso il Ministero dell'Ambiente potesse sostenere argomenti contrari ,vista l'evidente incompatibilità ambientale del progetto. 
 
- RISCHIO VIOLAZIONE NORME UE: Il Governo inoltre ben conosceva i problemi che potrebbero sorgere con l'Unione Europea, che potrebbe pronunciarsi se il progetto dovesse essere andare avanti, poiché molte aree del Delta del Po sono vincolate da direttive comunitarie. 
 
- IL CARBONE PULITO NON ESISTE: Il WWF, che segue da anni le vicende processuali ed amministrative della centrale Enel di Porto Tolle, ritiene che la riconversione di Porto Tolle a carbone sia del tutto sbagliata perché questo è tra i combustibili fossili quello che presenta le maggiori emissioni di anidride carbonica, il gas ad effetto serra maggiormente responsabile del riscaldamento climatico globale. Occorre infatti rammentare che anche avvalendosi delle migliori tecnologie gli impianti a carbone hanno emissioni più che doppie rispetto a quelle di un ciclo combinato a gas: all'atto pratico per ogni kWh di energia elettrica prodotta da carbone si emettono oltre 770 gCO2 contro i 365 di un ciclo combinato a gas. Il nostro Paese che già sta andando in direzione opposta rispetto al Protocollo di Kyoto e ai nuovi impegni di riduzione delle emissioni (di almeno il 20% entro il 2020) farebbe meglio a investire in efficienza e fonti rinnovabili di energia che non solo ci permetterebbero di affrancarci dalla dipendenza energetica ma permetterebbero un rilancio dell'economia in chiave sicuramente più sostenibile rispetto al puntare su combustibili fossili e nucleare. 
Peraltro tutte le performance ambientali di una centrale a carbone sono estremamente più negative: dalle emissioni di sostanze inquinanti (ossidi di zolfo, ossidi d'azoto, polveri fini, mercurio, arsenico, ecc. ecc.), consumi di acqua e materie prime, produzione di rifiuti, ecc., a dimostrazione che il carbone pulito non esiste...
Lisa Zillio
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