02/08/2016 - 21:43

I-Com, 'Il car sharing rischia di inquinare di più. Si modifichino i bandi'

Alcuni modelli di auto scelti per il car sharing rischiano di inquinare di più rispetto alla media dei nuovi veicoli. Le automobili scelte per il car sharing rischiano, a seconda del modello, di inquinare di più rispetto alla media delle nuove auto vendute in Italia. Questo perché nei bandi relativi al servizio di mobilità condivisa l’importante parametro dei gCO2/km, equivalente ai litri di carburante consumati per chilometro percorso ? basse emissioni corrispondono a bassi consumi ? è stato del tutto omesso.

È quanto emerge dall’analisi dell’Istituto per la Competitività, I-Com, sulla mobilità sostenibile, contenuta nell’edizione 2016 del Rapporto annuale sull’innovazione energetica, lanciato oggi dal think tank presieduto dall’economista Stefano da Empoli, durante il convegno: “L’innovazione al cubo. Energia, mobilità, territori”.

Il Rapporto è sviluppato nell’ambito dell’Osservatorio Innov-E, diretto da Antonio Sileo e supportato da Anigas, Assorinnovabili, Axpo, CNH Industrial, E2i Energie Speciali, Enel, E.ON, Innowatio e RSE.

Dallo studio di I-Com, si rileva che il car sharing, nell’ultima e più moderna variante a flusso libero (quella in cui non c’è bisogno di parcheggi o stazioni dedicate da cui partire e a cui fare ritorno), sta riscuotendo un successo significativo in diverse città italiane.

I buoni risultati ottenuti a Milano hanno progressivamente determinato un discreto effetto emulativo, con ampio compiacimento degli amministratori locali che hanno introdotto il car sharing, o sono in procinto di farlo, perché l’utilizzo dell’auto condivisa, oltre a garantire un introito importante nelle casse comunali (1.100 euro annui per veicolo a Milano, 1.200 a Roma, 600 a Firenze), avrebbe indubbi benefici ambientali. E questo grazie all’innovazione.

Prima dell’affermarsi degli smartphone, infatti, l’unica tipologia di car sharing era quella a tempo, in cui terminato l’utilizzo del veicolo occorre posteggiare il mezzo presso lo stesso parcheggio del gestore da cui era stato preso in consegna o in un’altra stazione di scambio.

Tuttavia proprio l’innovazione tecnologica, o meglio la lentezza dei nostri amministratori nel prevederla o anche solo nel tenerne adeguato conto, ha determinato lo spiacevole effetto che oggi le automobili del car sharing possono inquinare di più rispetto ai veicoli prodotti dalle case automobilistiche, impegnate a conseguire obbiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 che culmineranno nel difficile traguardo dei 95 grammi di CO2 per km percorso fissato per il 2021.

“C’è da augurarsi che nei prossimi bandi si tenga adeguatamente conto di tali regole, anche perché alle auto del car sharing è permesso l’accesso alla zone interdette (ZTL, nella Capitale) oppure a pagamento (Area C a Milano) per gli altri veicoli. Un incentivo non di poco conto, che dovrebbe essere concesso solo in ragione di un accertato – misurabile – minore impatto ambientale. L’ideale sarebbe se, oltre a quelli già esistenti, anche gli altri veicoli fossero elettrici”, ha dichiarato Antonio Sileo, direttore dell’Osservatorio Innov-E di I-Com.
 

Qui il link al report:

www.i-com.it/wp-content/uploads/2016/07/rapporto_osservatorio_innov-e_2016-l_innovazione_al_cubo_energia_mobilita_territori-rapporto_i-com.pdf

Andrea Pietrarota
Direttore Responsabile

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