08/06/2016 - 13:41

Giornata Mondiale degli Oceani: addio barriere coralline entro il 2050

Ricorre oggi la Giornata Mondiale degli Oceani nella quale il Wwf sottolinea la gravità degli effetti prodotti dal cambiamento climatico. Il mare diventa sempre più bollente e la pesca insostenibile provocheranno entro il 2050 la scomparsa delle barriere coralline e un'invasione di meduse nel Mediterraneo.
Oggi nella Giornata Mondiale degli Oceani si sottolineano i gravi danni subiti dagli straordinari ecosistemi degli oceani e dei mari del mondo. Il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama ha dichiarato questo giugno 2016 "Mese Nazionale degli Oceani" affermando: "Questo mese, continuiamo il lavoro di tutela del benessere delle grandi masse d'acque e delle comunità che ne dipendono. Celebrare l'immensa bellezza e il potere dei nostri oceani ci ricorda la responsabilità che tutti noi condividiamo di proteggerli, ora e per le generazioni a venire".

Gli oceani del pianeta svolgono un ruolo cruciale nella regolazione del clima, assorbono mille volte più calore dell'atmosfera e hanno trattenuto fino ad oggi il 90% dell'energia in più derivante dall'incremento dei gas serra dovuti all'azione umana. I cambiamenti climatici e il conseguente aumento di CO2 in atmosfera hanno un impatto devastante sugli oceani che si surriscaldano fortemente provocando gravi danni agli ecosistemi marini fino ad arrivare a soffocare le creature marine entro 20 anni (National Center for Atmospheric Research). A causa dell'assorbimento della CO2 emessa in atmosfera dalle attività umane l'acidità dei mari è aumentata del 26%.

Il rischio è perdere entro il 2050 le barriere coralline del nostro pianeta, preziosi ecosistemi corallini da cui dipende la vita di molte comunità e la ricchezza di biodiversità dei mari. Anche il Mediterraneo è messo in serio pericolo: il riscaldamento delle acque e la distruzione degli ecosistemi marini potrebbe causare una grande diffusione di meduse.
Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia dichiara: "I cambiamenti climatici non influenzeranno solo la vita dei mari e degli oceani, ma quella di milioni di persone che abitano le loro coste. La fisionomia stessa delle coste europee cambierà, con forti impatti non solo ambientali ma sociali ed economici. Se il mare fosse una nazione, sarebbe la settima più' importante economia al mondo: per questo, accanto all'applicazione veloce e rigorosa delle misure necessarie a raggiungere l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale al massimo a 2°C, fissato nell'Accordo di Parigi, vanno parallelamente prese misure efficaci per fermare la distruzione degli stock ittici e per salvare la risorsa marina di cibo e lavoro per oltre 800 milioni di persone nel mondo".

Fra le conseguenze del cambiamento climatico e dell'acidificazione degli oceani rientra anche la pesca eccessiva e la distruzione degli habitat marini, tutti fenomeni sempre riconducibili all'attività umana e all'utilizzo di fonti fossili. La catastrofica distuzione degli habiat marini porterebbe ad una perdita del 25 % della biodiversità nel mare, ad una riduzione dell'attività di pesca e di conseguenza ad un impatto negativo su molti settori produttivi come il turismo.
Marilisa Romagno
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