Ad oggi, questo
documento, redatto da
Iucn in collaborazione con
E.ON Climate and Renewables e l'
Agenzia svedese per la cooperazione internazionale e lo sviluppo, rappresenta la guida più
completa per
valutare l’
impatto dei parchi eolici offshore sugli ecosistemi marini e la biodiversità, offrendosi così ai governi, ai responsabili politici e all'industria come
strumento unico per
migliorare le prestazioni ambientali delle energie rinnovabili offshore.
Dan Wilhelmsson, coordinatore Scientifico del Global Marine Programme dell'Iucn e principale autore del rapporto ha sottolineato come sia necessario “
uscire da petrolio, gas e carbone per evitare gli impatti peggiori dovuti al cambiamento climatico, in questo contesto, sugli ecosistemi marini. Allo stesso tempo, però, dobbiamo assicurarci che quello che noi chiamiamo
energia blu, che include le fonti rinnovabili offshore, sia anche
verde e che non acutizzi le
pressioni già presenti sull’ambiente marino”.
In
Europa lo sviluppo dell’eolico offshore è in netto aumento e si stima che entro il
2030 potrebbe fornire tra il
12 e il 16% dell'elettricità usata nell'intera UE, equivalente a
25.000 turbine eoliche.
Anche
Usa,
Giappone,
India e
Africa Orientale stanno valutando la possibilità di
incrementare l'eolico offshore per
migliorare il proprio mix energetico da fonti rinnovabili.
Nel rapporto si legge che “l'elettricità prodotta dagli impianti eolici
aiuta a
contrastare il
cambiamento climatico, evitando emissioni di gas serra e inquinanti tossici connessi ai combustibili fossili”.
Inoltre, “i
parchi eolici offshore potranno fornire alcuni vantaggi per la fauna locale creando di “
no fishing zones” e
barriere artificiali in cui alcune specie marine potranno insediarsi”.
Ma, per garantire un
impatto positivo ed evitare conseguenze negative come la
perdita di habitat, potenziali
collisioni con le turbine eoliche, la
deviazione delle rotte migratorie degli uccelli e delle balene, il
rumore e il
disturbo elettromagnetico e
pericoli per le navi in movimento, questi devono essere ben
pianificati e
gestiti.
Il
documento esamina oltre un
migliaio di
fonti scientifiche per fornire le conoscenze più aggiornate sui possibili impatti, dalla fase di progettazione fino alla costruzione, alla gestione e alla dismissione dell'impianto.
Presenti anche alcune
raccomandazioni come evitare siti sensibili, integrare la creazione di centrali eoliche nei piani di gestione del territorio, utilizzare progettazioni intelligenti e compensare gli impatti residui.
Nadine McCormick, coordinatrice dell'Energy Network Iucn, ha sottolineato come “un
continuo ed
attento monitoraggio degli sviluppi di questa tecnologia e del loro reale impatto sulla fauna marina sarà
fondamentale per produrre dati
attendibili e contribuire ad assicurare che l'energia eolica offshore realizzi il proprio
potenziale sostenibile”.