01/01/2013 - 01:00

Energie pulite fonte di 60mila posti di lavoro

Questo il traguardo al 2020 secondo le stime di Ires-Cgil. Lo sviluppo del settore resta però legato agli incentivi
Di qui al 2020 l'industria italiana delle energie rinnovabili potrebbe creare 60.500 nuovi posti di lavoro, considerando gli occupati diretti permanenti (stimati in circa 12mila, di cui 9mila al Sud), quelli indiretti e l'occupazione temporanea.
La proiezione, confrontata con il dato attuale (100.000 addetti, 45.000 diretti e 55.000 indiretti) comporta un incremento del 60% degli occupati in dieci anni, che di questi tempi non è poco. Addirittura, nell'ipotesi più ottimistica a probabilmente più remota, l'occupazione italiana lorda nelle rinnovabili potrebbe raggiungere le 250.000 unità, con una predominanza delle biomasse (100mila addetti) seguite da eolico e fotovoltaico.
Il potenziamento delle rinnovabili avrebbe però l'effetto di spiazzare i comparti tradizionali di produzione di energia, con un effetto netto sull'occupazione totale inferiore ma comunque in crescita.
Queste stime, realizzate dall'Osservatorio Energia e Innovazione di Ires-Cgil, si basano sull'incrocio di diverse fonti valutate con l'obiettivo di fornire un quadro interpretativo per le ricadute sull'economia reale del “pacchetto clima energia” europeo 20-20-20.
L'Ires-Cgil è ottimista e considera la tendenza incoraggiante: “Negli ultimi due anni assistiamo a un intenso sviluppo delle installazioni di impianti di energie rinnovabili dovuto non solo all'iniziativa dei grandi operatori quali Enel, Edison, Sosgenia - si legge nello studio - ma ai numerosi nuovi entranti che vanno da imprese di media dimensione a tante aziende piccole, artigianali, fino alle famiglie.
Il fenomeno è ancora più evidente se si analizza il comparto fotovoltaico dove la gran parte degli impianti appartiene alla classe di potenza inferiore ai 20 Kw”. Nell'analisi Ires si stima che l'industria delle rinnovabili possa raggiungere un fatturato medio annuo compreso tra i 2,5 e i 5,5 miliardi nei prossimi dieci anni. Una forbice ampia che al suo interno nasconde il limite discriminante tra il successo e il fallimento del settore: la ricerca, infatti, sostiene che per valori inferiori a 3,5/4 miliardi l'anno "la dinamica della produttività non appare sufficiente a garantire l'autonomo e duraturo sviluppo del settore". Tradotto in parole semplici, significa che senza gli incentivi attuali (con particolare riguardo a quelli per il fotovoltaico) il comparto potrebbe rivelarsi non economicamente sostenibile.
Ovvia, quindi, l'importanza che gli autori della ricerca danno all'approvazione da parte del Governo del nuovo conto energia che, accanto allo snellimento degli iter autorizzativi e alla trasformazione delle reti elettriche di distribuzione, è un fattore determinante per proseguire l'attuale sviluppo del business e dell'occupazione generato dalle energie pulite.
Energia24club.it
Marilisa Romagno
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