04/03/2013 - 13:59

Energia da idrogeno, il Brasile sceglie la tecnologia italiana

Il Brasile sceglie la tecnologia italiana per produrre energia elettrica pulita dall'idrogeno. L'impianto sfrutterà la capacità di una diga sul Paranà.
La ricerca in campo energetico procede spedita, proponendo ai consumatori sempre nuove alternative. E sembra proprio che gli italiani ne approfittino, cercando, per quanto possibile di preferire quelle soluzioni che garantiscono la maggior tutela per l’ambiente. Quando si occupano di porre le migliori offerte di energia a confronto, ad esempio, sono in tanti a scegliere quegli operatori che producono energia a partire da fonti rinnovabili.
 
Il desiderio di promuovere queste fonti di energia green non è circoscritto solo ai singoli consumatori, ma è presente anche a livello istituzionale in diversi stati, sia quelli più sviluppati sia in quelli ancora in crescita.
Il Brasile è annoverato assieme a Russia, India e Cina fra i Paesi emergenti (anche detti BRIC). Il rilancio del Paese non si limita, però, alle sole attività produttive e commerciali, ma anche alle politiche adottate in materia ambientale. Intenzionato a promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili, il governo carioca ha, infatti, stretto un accordo intercontinentale con H2 Nitidor, azienda lombarda, per la vendita di apparecchiature che saranno utilizzate per produrre idrogeno, che in Italia saranno presto usate per garantire ai consumatori energia a basso costo. 
 
Per ridurre il prezzo dell'energia elettrica, nell’accordo è prevista quindi la vendita di un elettrolizzatore ad alta efficienza che produce idrogeno, un compressore e diversi serbatoi di stoccaggio. Con queste apparecchiature all’avanguardia, prodotte da un’azienda italiana con sede a Codogno, il Brasile sarà in grado di produrre e immagazzinare l’idrogeno in celle a combustibile, sfruttando così al 100% la capacità della diga di Itaipù posta sul fiume Paranà. 
 
I vantaggi legati all’introduzione di questo innovativo sistema per la produzione di elettricità sono, come si può immaginare, innumerevoli. Il volume di energia prodotta dalle centrali idroelettriche collocate nei pressi dei bacini d’acqua è, infatti, soggetto ai cambiamenti climatici e stagionali. Ne deriva che, nelle stagioni come l’estate quando in genere le piogge scarseggiano, i costi per l’energia aumentano notevolmente, raggiungendo anche picchi particolarmente elevati.
 
L’impianto consentirà di moderare questi costi e d’incrementare la produzione di energia idroelettrica. Gli studi preliminari stimano che le apparecchiature della H2 Nitidor potranno far crescere l’efficienza energetica del 6% e produrre idrogeno da utilizzare, in un futuro quanto mai prossimo, come principale fonte di alimentazione in alternativa ai tradizionali carburanti inquinanti.
 
La diga idroelettrica di Itaipù è situata sul Paranà, fiume al confine tra Paraguay e Brasile e proprio per questo è un progetto che i due paesi hanno in comune.
 
Il nome deriva da un’isoletta vicino al sito, e conta quasi 30 miliardi di metri cubi di acqua, si estende per 200 km e occupa una superficie di 1400 km: è normale pensare che le enormi potenzialità della diga debbano essere sfruttate nel modo più proficuo e intenso possibile.
 
Il fine non è solo quello di farlo nella maniera più sostenibile possibile, ma anche di trovare un modo che duri nel lungo termine per alimentare facilmente un paese in via di sviluppo.
 
Sicuramente investire nella diga risulta un affare positivo in quanto la potenza che vi è installata nella diga è di 14 mila kW: a quanto pare nel 2000 arrivò a soddisfare la domanda di energia elettrica del 95% del Paraguay  e del 25% del Brasile. Per essere precisi, una sola turbina riesce ad alimentare quasi tutto il Paraguay.
 
Storicamente certo avrà avuto delle controversie in seno alla sua realizzazione per via dello spostamento forzato che si dovette fare a discapito dei villaggi indios limitrofi, villaggi e tribù mai stati risarciti: grazie al loro sacrificio si è potuto comunque realizzare una delle opere più grandi al mondo.
SuperMoney
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