05/11/2015 - 14:00

Economia circolare: meno consumo materie prime, più vita utile dei prodotti, riciclo efficace

Ad Ecomondo 2015, nello stand Ecopneus dedicato alla circular economy, ieri a Ecomondo il secondo convegno di Materia Rinnovabile pone l'accento sul re-manufacturing.
La sostituzione delle materie prime con quelle secondarie derivanti dal riciclo è un tema centrale dell'economia circolare. Parallelamente all'impiego dei materiali riciclati, anche il riutilizzo dei prodotti usati o rinnovati rappresenta un concreto modello di business "post-industriale" che grazie a forme organizzative complementari o collaterali può giocare un ruolo chiave in questo contesto. Ad Ecomondo, in uno stand completamente dedicato alla circular economy, Ecopneus, la società senza scopo di lucro tra i principali responsabili della gestione dei Pneumatici Fuori Uso in Italia, ha ospitato ieri il secondo convegno di Materia Rinnovabile centrato quest'anno sul contributo del re-manufacturing alla transizione verso un'economia circolare. Materia Rinnovabile è una testata giornalistica ma soprattutto un sistema di rapporti e di idee che lega tra loro imprese, istituzioni, esperti e opinion maker per individuare insieme le questioni più delicate e le innovazioni più significative che disegnano i nuovi scenari. All'incontro di ieri hanno partecipato Roberto Coizet di Edizioni Ambiente, Gianni Silvestrini di Kyoto Club, Danilo Bonato di Remedia, Giovanni Corbetta di Ecopneus, Edoardo Favari di Iterchimica e Fabio Iraldo della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.

Si è parlato di re-manufacturing tutte le volte che un prodotto arrivato a fine vita, viene parzialmente smontato, riparato e ri-assemblato, ricostruendo le sue prestazioni in termini di efficienza, tanto da renderlo analogo al prodotto originario. Un settore che coinvolge elettrodomestici, apparecchi elettronici, componenti d'arredo, ma anche attrezzature industriali, mezzi di trasporto e moltissime altre categorie di prodotti e manufatti. Tra questi, anche i pneumatici che, una volta staccati dai nostri veicoli, se ancora in possesso di adeguate caratteristiche strutturali, possono essere avviati al riutilizzo tal quale o ad un processo di re-manufacturing che, nel caso specifico, si concretizza con la ricostruzione del battistrada, la porzione "scanalata" a contatto con la strada e quindi oggetto di usura. Attraverso questa lavorazione il battistrada viene rimosso dalla struttura e sostituito con uno nuovo che consente di garantire le stesse prestazioni di sicurezza ed efficienza di un pneumatico nuovo.

"La vita utile del pneumatico dovrebbe terminare solo quando non è possibile intervenire con la ricostruzione" ha dichiarato Giovanni Corbetta, Direttore Generale di Ecopneus. "Le filiere del riciclo dovrebbero facilitare tali procedure ed anche poter reimmettere nel circuito economico quanto inizialmente preso in carico come "fine vita" e che, dopo opportuni controlli, risultasse invece ancora ri-utilizzabile grazie a processi di re-manufacturing, una pratica attualmente non prevista dalla normativa. Solo quando il pneumatico non può più essere neanche ricostruito termina effettivamente la sua vita utile. A quel punto il pneumatico va avviato al recupero affinché possa essere trasformato in nuova materia - granulo o polverino di gomma - o in energia".

Riciclo e re-manufacturing
sono quindi parte della stessa strategia industriale che punta ad allargare l'orizzonte delle numerose "vite" dei prodotti e dei loro componenti. E' dunque necessaria una visione strategica organica e condivisa del percorso verso l'economia circolare, in cui tutti i soggetti coinvolti perseguono un fine comune più ampio che è quello di uno sviluppo economicamente ed ambientalmente sostenibile per il nostro Paese. Visione coerente con l'innovativo approccio di Ecopneus alle propria attività, che da sempre ha posto grande attenzione all'etica, alla responsabilità e all'efficienza. Grazie alle sue attività di raccolta, recupero e riciclo dei PFU, infatti, nel solo 2014 l'Italia ha risparmiato 105 milioni di euro sull'importazione di materie prime ed è stata evitata l'immissione di 344mila tonnellate di CO2 in atmosfera, nonché lo spreco di 1,8 milioni di m3 di acqua e di 377mila tonnellate di risorse minerali e fossili, necessarie alla produzione dei beni che il riciclo va a sostituire.
Marilisa Romagno
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