01/01/2013 - 01:00

E se gli edifici si ammalano?

Già, può apparire curioso ma un edificio, una struttura qualsiasi ha una sua vita -oltre che contenere la vita- nel corso della quale può incorrere in "malattie" più o meno importanti.

Scopo ultimo è quello di preservare la vita delle persone e se possibile creare le condizioni per renderla migliore, e ciò può essere fatto monitorando lo stato di salute delle strutture intervenendo dove necessario per ripristinare e/o migliorare le condizioni di buon funzionamento statico.

Generalmente le prove che possono essere attuate sul calcestruzzo indurito e già in opera (per stimare la qualità e le caratteristiche meccaniche e, quindi, intervenire laddove se ne avesse la necessità) si distinguono in prove non distruttive e prove distruttive.

In particolare le prove non distruttive vengono eseguite in situ e non arrecano danni alle strutture e al funzionamento dell'edificio comportando costi relativamente contenuti. Con tali prove vengono perseguiti diversi obiettivi tra i quali:
• controlli per edifici per i quali non si dispone di dati sull'esecuzione delle strutture e sulle caratteristiche dei materiali impiegati;
• verifica della conformità in assenza della documentazione di collaudo in corso d'opera;
• controllo degli interventi di adeguamento e/o consolidamento delle strutture;
• controlli di strutture in corso d' opera;
• controllo di strutture danneggiate da eccesso di carichi, incendi, esplosioni, ect;
• controlli periodici delle deformazioni.

Le prove non distruttive su strutture in calcestruzzo armato, normale e precompresso, prevedono diverse e differenti metodologie di esecuzione; in particolare possono essere impiegati:
 metodi meccanici (metodi di durezza superficiale-sclerometro-; metodi di estrazione di elementi pre-inglobati o post-inseriti -pull out-; metodi di penetrazione-sonda Windsor-; microcarotaggio)
 metodi acustici (metodi microsismici -ultrasonici e sonici-; tomografia sonica; metodi di caratterizzazione dinamica; metodo della frequenza di risonanza)
 metodi combinati (ultrasuoni-sclerometro ovvero metodo Sonreb)
 metodi chimici (metodi per la misura della profondità di carbonatazione; analisi quantitativa dello ione cloro)
 metodi elettromagnetici (radiografia- raggi X o G-; radiometria; metodo radar).

Esistono ancora altri metodi di controllo del cls in opera che tendono a stimare: la massa volumica del cls indurito; l'assorbimento dell' acqua per immersione; il grado di maturità; il ritiro idraulico.

Tra le prove distruttive sul cls indurito le principali sono:
• la prova a trazione (diretta, indiretta, per flessione) necessaria per valutare la resistenza del cls;
• la prova a compressione eseguita sottoponendo a schiacciamento provini cubici o cilindrici di cls;
• i saggi sulle strutture in cls armato che vengono eseguiti su piccole ma significative parti di zone fortemente fessurate con lo scopo di contrastare il grado di ossidazione delle armature, verificare il tipo e la disposizione delle armature presenti, ect;
• carotaggio che consiste nella valutazione delle resistenze meccaniche del cls in situ attraverso l' estrazione dalle strutture di campioni cilindrici sui quali poi effettuare prove a compressione o di altro tipo. Nell' esecuzione delle operazioni di carotaggio bisogna prestare particolare attenzione per non arrecare danni alla stabilità delle strutture.

In questo scritto si è voluto fornire una panoramica generale e, quindi, non esaustiva; di conseguenza si rimanda a testi specialistici per maggiori dettagli.

(autore: Mariangela Consoli)

Redazione
autore

condividi su

Articoli correlati