Lo studio della società inglese
Power afferma che i costi del carburante, la volontà di ridurre gli impatti ambientali e la sicurezza delle forniture di petrolio sono i fattori che contribuiranno a far crescere le domanda di auto elettriche. L'analisi in questione ha partorito dei numeri precisi e sarebbero quindi 940mila le "
green car" che potrebbero essere immatricolate nel 2010, rispetto alle
732mila del 2009 e le previste tre milioni del
2015.
Lo studio ha inoltre preso in considerazione la penetrazione del fenomeno per aree geografiche evidenziando per esempio come agli Stati Uniti andrà il
55% del mercato dei veicoli ibridi entro il 2015, mentre il 30% della domanda sarà appannaggio dell
'Asia grazie alla forte domanda del
Giappone.
Le auto alimentate a batterie ricaricabili rimarranno quindi ancora per un po' una vera e propria nicchia e stando alla ricerca di
J.D. Power saranno circa
23mila le "electric car" che si venderanno quest'anno. Di fatto marginale il contributo a questo settore delle vetture a idrogeno
"full cell", visto e considerato che, stando alle indicazioni, la domanda rimarrà sotto quota
20mila unità per i prossimi
10 anni per via degli eccessivi costi della tecnologia.
Se tagliare le emissioni nocive è un obiettivo ormai consolidato da tutti gli attori in gioco il disastro firmato
Bp nel
Golfo del Messico potrebbe influire sensibilmente sul sistema di approvvigionamento globbale del greggio, con tutte le ripercussioni del caso per i prezzi del carburante. Da qui il possibile salto in avanti delle vendite delle auto elettriche, il
98% delle quali sarebbero ibride e quindi alimentate sia a benzina che tramite batterie. Per il
2015 qualcosa per le auto elettriche cambierà e le stime parlano infatti di
500mila veicoli: un numero consistente, che potrebbe essere ancora più importante se venissero rimossi ostacoli quali gli elevati costi dei veicoli e prestazioni generalmente inferiori a quelle assicurate dalle auto ibride.