11/08/2016 - 14:03

30 anni dal Disastro di Cernobyl, le conseguenze sulla Salute.

Il disastro di Cernobyl ha rappresentato una delle pagine più nere della storia contemporanea, con gli effetti che ancora oggi - purtroppo - si fanno sentire. A trent'anni dallo scoppio nella centrale russa, questa infografica realizzata da Stampaprint.net ripercorre le tappe di quell'episodio e le conseguenze che nel tempo ne sono derivate. Un modo diverso e veloce per approcciarsi a un evento di cui tutti abbiamo sentito parlare, ma di cui pochi conoscono origini e lascito.
Il disastro di Černobyl'  è stato il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare.

È uno dei due incidenti classificati come catastrofici con il livello 7 e massimo della scala INES dell'IAEA, insieme all'incidente avvenuto nella centrale di Fukushima Dai-ichi nel marzo 2011.

Il disastro avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1.23 circa, presso la centrale nucleare V.I. Lenin, situata in Ucraina settentrionale (all'epoca parte dell'URSS), a 3 km dalla città di Pryp'jat' e 18 km da quella di Černobyl', 16 km a sud del confine con la Bielorussia.

Le cause furono indicate variamente in gravi mancanze da parte del personale, sia tecnico sia dirigente, in problemi relativi alla struttura e alla progettazione dell'impianto stesso e nella sua errata gestione economica e amministrativa.

Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente e rendendo necessaria l'evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone.

Nubi radioattive raggiunsero anche l'Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America.

Un rapporto del Chernobyl Forum redatto da agenzie dell'ONU (OMS, UNSCEAR, IAEA e altre), conta 65 morti accertati e più di 4.000 casi di tumore della tiroide fra quelli che avevano fra 0 e 18 anni al tempo del disastro, larga parte dei quali probabilmente attribuibili alle radiazioni.

La maggior parte di questi casi sono stati trattati con prognosi favorevoli. Al 2002 si erano contati 15 morti.

I dati ufficiali sono contestati da associazioni antinucleariste internazionali, fra le quali Greenpeace, che presenta una stima di fino a 6 000 000 di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutti i tipi di tumori riconducibili al disastro secondo il modello specifico adottato nell'analisi.

Il gruppo dei Verdi del Parlamento Europeo, pur concordando con il rapporto ufficiale ONU per quanto riguarda il numero dei morti accertati, se ne differenzia e lo contesta sulle morti presunte, che stima piuttosto in 30.000-60.000.


Si ringrazia Stampaprint.net per la realizzazione dell'infografica, scaricabile anche in allegato.

Andrea Pietrarota
Direttore Responsabile

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