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Alternativa Sostenibile: Ambiente
Diossina a Taranto: divieto di pascolo13 Marzo 2010 - 13:15
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Diossina a Taranto: divieto di pascolo


Intorno all'area industriale tarantina i livelli di diossina e PCB sono così alti che la Regione Puglia vieta il pascolo di ovini e caprini in un raggio di almeno 20 km.
A Taranto, intorno a quella che è considerata l'area più inquinata d'Italia, è scattato il divieto assoluto di pascolo. Lo scorso 23 febbraio 2010, preso atto degli alti livelli di diossina e Policlorobifenili (PCB) presenti nelle produzioni zootecniche dell'area, la Regione Puglia ha deciso, al fine di tutelare la salute pubblica, di vietare il pascolo.
L'art. 2 dell'Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale n. 176/2010 stabilisce "Il divieto di pascolo sui terreni non aventi destinazione agricola, ricadenti entro un raggio di non meno di 20 km attorno all'area industriale di Taranto. Nelle stesse aree, i terreni ad uso agricolo, dovranno obbligatoriamente subire le necessarie lavorazioni per poter essere destinate al pascolo o alla produzione di alimenti per gli animali. I Sindaci dei comuni della Provincia di Taranto interessati sono incaricati dell'osservanza della presente ordinanza ed il personale di vigilanza del Dipartimento di prevenzione della ASL TA, gli agenti di Polizia Urbana e della forza Pubblica in generale, del controllo e della esecuzione".
Il monitoraggio espletato dal Dipartimento di Prevenzione della ASL TA per la ricerca di PCB e diossina nelle produzioni zootecniche degli allevamenti presenti intorno all'area industriale, hanno portato la regione Puglia a vietare sia il pascolo sia il consumo dei fegati degli ovi-caprini presenti negli allevamenti a rischio, e a disporre il sequestro e la distruzione sistematica di tutti i fegati regolarmente macellati, presenti negli allevamenti insistenti entro un raggio di 20 Km. E così, dopo l'abbattimento di migliaia di pecore e capre contaminate da diossina, che ha rovinato diversi allevatori tarantini, adesso arriva anche il divieto di pascolo.
"Esiste in Italia un altro caso simile?" si chiede Alessandro Marescotti presidente di PeaceLink un'associazione che da anni denuncia i gravi rischi per la salute pubblica presenti intorno alla zona i. "Da dove proviene la diossina che ha contaminato le masserie tarantine? I dati che abbiamo acquisito dall'Arpa Puglia, dietro formale richiesta, si commentano da soli". E continua: "I risultati delle analisi "ventoselettive" (che verificano da quale direzione proviene la diossina) rilevano, ad esempio, che quando il vento soffia dall'Ilva alla masseria Carmine, c'è una concentrazione di diossine e furani per m3 d'aria pari 74,8% contro il 25,2% per m3 quando il vento spira nella direzione opposta. Quando la masseria è sottovento, i dati salgono al 76,3% per i PCB, all'89,3% per il benzo(a)pirene, al 96,2% per gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici). Se invece la masseria Carmine si trova sopravento, le percentuali scendono rispettivamente a 23,8% per i PCB, 10,7% per il benzo(a)pirene e addirittura a 3,8% per gli IPA".
"Tutti i dati confermano che la diossina e i PCB provengono in prevalenza dall'area industriale: quando il vento tira dall'Ilva alla masseria, la loro concentrazione è schiacciante rispetto ai dati corrispondenti alla direzione opposta, che sono nettamente inferiori. Le analisi confermano la direzionalità dell'inquinamento in modo univoco e corale. Sono dati evidenti e che non lasciano molti dubbi sulla direzione da cui proviene la diossina" dichiara Marescotti.
Le analisi dell'Arpa Puglia sono state effettuate a fine 2009 utilizzando un sistema di rilevamento molto sofisticato, detto WindSelect, che consente di misurare non solo l'inquinamento, ma anche la sua provenienza a seconda della direzione dei venti. L'impiego di questa strumentazione era stato richiesto da Altamarea il coordinamento di tutti i comitati cittadini e associazioni ambientaliste di Taranto, che da anni scuote l'opinione pubblica sul problema dell'inquinamento di origine industriale che compromette l'aria, l'acqua e il terreno della città.
Per quanto riguarda la concentrazione di diossine e furani, Altamarea sottolinea che "il valore complessivo di 206,8 femtogrammi per m3 d'aria, sulla base della letteratura scientifica, è molto elevato. Tutte le sostanze di cui stiamo parlando sono cancerogene e possono entrare nella catena alimentare, avvelenandola. Di fronte all'evidenza dei dati riteniamo utile ed opportuno che la magistratura acquisisca le ultime analisi ventoselettive dell'Arpa Puglia. Abbiamo fiducia che la magistratura stia dalla parte di noi cittadini e che ci tuteli".

di Tommaso Tautonico
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