01/01/2013 - 01:00

Dagli scarti dell'olio alimentare si produce biodiesel, ecco BioFuelBox

BioFuelBox è una giovane società californiana impegnata nello sviluppo di nuove tecnologie da cui poter produrre biocarburanti.
In questo caso specifico la materia prima in questione sono gli scarti grassi e di oli alimentari provenienti da piccole attività (ristoranti), o da impianti industriali (oli utilizzati nella produzione di cibi precotti). L'interesse alla trasformazione di questa sostanza è sempre stato frenato fino ad ora dagli eccessivi costi di trasporto, stoccaggio e trasformazione in carburante dei materiali, che hanno sempre reso poco competitivo un simile sistema di produzione.
Ma la giovane società ha messo a punto un sistema in grado di dribblare entrambi i problemi grazie ad una tecnologia (Novostream) in grado di trasformare in biodiesel oli impuri a un costo ridotto e in limitate quantità. Quest'ultimo fattore è determinante in quanto permette di ridurre o azzerare i costi di trasporto e di stoccaggio degli oli da lavorare. Pertanto le raffinerie sono realizzate in posizioni strategiche, in rete (anche grazie a semplici tubature) con i fornitori (ristoranti, fabbriche, ecc), per permettere un flusso e una lavorazione continui delle materie prime.
Iniziative di questo tipo sono sempre di grande interesse infatti la ricerca di nuove materie prime da utilizzare per la produzione di biocarburanti è un passo fondamentale per valutarne la convenienza economica e ambientale, visto che troppo spesso i biocarburanti sono accusati di essere in competizione con il tradizionale mercato alimentare.
Inutile dire che questo sistema è molto lontano dall'essere utilizzato nelle zone nostrane, dove in generale la produzione e il consumo di biocarburanti occupano una fetta di mercato di rilievo limitatissimo. Ciò nonostante è un'interessante esempio di come questa controversa tecnologia riesca ad ottenere nel mondo risultati interessanti e si pone come alternativa valida all'utilizzo del petrolio.

 
Tommaso Tautonico
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