29/11/2016 - 09:09

Cuba e l’ambiente: cosa succederà dopo Fidel Castro?

Cuba e l'ambiente, un rapporto controverso che può e deve migliorare. A cominciare da una maggior tutela della biodiversità e delle aree protette dell'isola.

E’ morto Fidel Castro, il “Líder Máximo” che ha governato Cuba per più di 50 anni. Ma quali sono state le politiche ambientali messe in atto da Fidel a Cuba? Vediamole insieme, partendo dal versante della biodiversità. 
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E’ morto Fidel Castro, il “Líder Máximo” che ha governato Cuba per più di 50 anni. Ma quali sono state le politiche ambientali messe in atto da Fidel a Cuba? Vediamole insieme, partendo dal versante della biodiversità. 

Secondo un documento messo a punto dal Cospe (Cooperazione per lo sviluppo dei Paesi emergenti) che traccia un disegno della situazione ambientale e sociale dell’Isola, per quanto Cuba vanti sulla carta un estensione molto grande di Aree Protette,  il sistema di gestione e conservazione della biodiversità in presenta una serie di debolezze. Prima di tutto è carente la capacità di gestione di parchi e riserve naturali, e si limita soltanto alle aree protette non estendendosi ai territori contigui. Inoltre il sistema di governo delle Aree Protette (AP)  non prende in considerazione la partecipazione delle comunità locali. mancano politiche e programmi per garantire la sostenibilità delle AP nel lungo periodo. 

Esiste un movimento agroecologico a livello nazionale,   guidato ufficialmente da ANAP,  che non è sostenuto da politiche e programmi governativi.  Il movimento risulta però debole, perché agisce in modo contraddittorio ed incoerente, soffrendo la coesistenza di culture e pratiche convenzionali centrate sulla produttività, dominanti soprattutto nei settori strategici (latte, fagioli, riso….). Esistono esperienze significative, di alta qualità, di permacultura e agricoltura biologica, con elevato potenziale di crescita,   che dipende  soprattutto dalla capacità  di stabilire relazioni migliori con il mercato locale e turistico.   

E ancora. Si assiste ad un ritardo generalizzato nella transizione alle energie rinnovabili:  manca una visione di decentramento delle risorse energetiche e un approccio integrale che permetta di ridurre il consumo di energia, a partire dalle filiere agricole,  industriali e nei servizi.  D’altra lato,  esiste una diffusione significativa nel Paese di esperienze di piccola scala, specialmente nel settore agro-zootecnico (biogas). Non c’è un modello chiaro e definito di gestione dei rifiuti e trattamento dei reflui, e  le  infrastrutture risultano insufficienti. Il documento Cospe segnala d’altro lato, l’esistenza di 13 “nuove” cooperative di riciclaggio, che rappresentano un importante potenziale, anche per la presenza di imprese statali in grado di processare i materiali riciclati.  L’attività turistica si concentra in ambienti vulnerabili sotto il profilo ambientale in un contesto segnato dal forte impatto dei cambiamenti climatici: la  crescita del turismo, legata in gran parte ai flussi dagli USA, può avere effetti devastanti tanto sulle zone costiere, accelerandone l’erosione, quanto sulle scarse risorse idriche del paese,  compromettendo l’accesso all’acqua per la popolazione locale. 

Rosamaria Freda
Direttore Editoriale

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