18/12/2018 - 12:42

Cenone di Natale Eco: i consigli per aiutare oceani e pescatori

Imparando a scegliere il pesce sostenibile per questo Natale potremo aiutare indirettamente anche gli 800 milioni di persone che in tutto il mondo vivono di pesca e faremo anche un regalo agli oceani. I consigli e le ricette per il cenone ECO sono presentati in 5 video-clip che verranno diffuse per tutto il periodo delle feste natalizie sui canali del WWF e dei media partner di questa campagna, Greenstyle e Agrodolce.

Cenone di Natale Eco

Imparando a scegliere il pesce sostenibile per questo Natale potremo aiutare indirettamente anche gli 800 milioni di persone che in tutto il mondo vivono di pesca e faremo anche un regalo agli oceani. I consigli e le ricette per il cenone ECO sono presentati in 5 video-clip che verranno diffuse per tutto il periodo delle feste natalizie sui canali del WWF e dei media partner di questa campagna, Greenstyle e Agrodolce. Le indicazioni sono valide sia per acquisti nella grande distribuzione che nelle pescherie locali e sono abbinate a ricette originali che potremo proporre durante queste festività: dal merluzzo confit al filetto d’orata, dai filetti di muggine alla palamita, senza rinunciare a nulla e senza spendere di più. Per saperne di più sul consumo responsabile basta andare sul sito Fish Forward  vera e propria guida agli acquisti.

Il WWF ricorda che anche a tavola il nostro stile di vita può fare la differenza sullo sfruttamento delle risorse naturali e il sostentamento di milioni di persone che dipendono da esse. Negli ultimi anni il menù della Vigilia ha visto per 3 italiani su 4 il pesce come alimento principale: secondo le ultime ricerche, in Italia il consumo di prodotti ittici si attesta sui 29 kg a persona all’anno, circa il doppio di quanto ne consumavano i nostri nonni. Questo costante aumento della domanda comporta un corrispondente aumento dello sforzo di pesca sui mari tanto che ad oggi circa l’85% degli stock ittici monitorati nel Mediterraneo risulta sovrasfruttato.

“Sulle nostre tavole c’è più pesce di quanto se ne possa pescare nei nostri mari o allevare nei nostri impianti di acquacoltura. In Europa più della metà del pesce che finisce nel nostro piatto proviene dal resto degli oceani e in particolare dai paesi in via di sviluppo. In altre parole, i consumatori ogni giorno mettono in tavola cozze dell’Atlantico, calamari cileni, naselli senegalesi, merluzzi dell’Alaska” dichiara Eva Alessi, Responsabile consumi sostenibili e Risorse Naturali di WWF Italia e responsabile del progetto Fish Forward, che mira a sensibilizzare i consumatori verso comportamenti di acquisto responsabili dei prodotti ittici. “I mari di tutto il mondo stanno finendo le risorse. Il ‘sovrasfruttamento’ degli oceani sta mettendo seriamente a rischio non solo gli habitat marini, ma la sicurezza alimentare di tutti, in particolare delle persone che dipendono dal pesce come fonte di cibo e reddito. La maggior parte dei consumatori non è consapevole dell’impatto delle proprie decisioni di acquisto su tutto questo e dei benefici che il consumo di pesce sostenibile può dare a ecosistemi marini e persone. Quando mangiamo pesce, abbiamo una grande responsabilità dal momento che 800 milioni di persone dipendono da questa risorsa per la propria sopravvivenza. E ognuno di noi con le sue scelte può fare la differenza”.
 “Come facevano i nostri nonni, sarebbe importante tornare a cucinare il pesce disponibile, rispolverando le antiche ricette della tradizione mediterranea, consiglia Eva Alessi “In generale è bene fare attenzione alla tracciabilità, le indicazioni di provenienza del pesce sono caratteristiche fondamentali da controllare. Se mancano queste informazioni, meglio non acquistare il pesce. Per interpretarle facilmente WWF Italia ha messo a disposizione anche una guida online che consente a tutti di verificare a seconda della specie e della sua provenienza se sia un acquisto consigliato o meno”.

Nella grande distribuzione ad esempio, la scelta di prodotti ittici provenienti dall’estero va indirizzata verso prodotti certificati MSC (Marine Stewardship Council) o ASC (Aquaculture Stewardship Council), le etichette che certificano rispettivamente pesce pescato e allevato secondo criteri di sostenibilità. Ma WWF fornisce consigli per riconoscere il “pesce giusto” anche in mancanza di certificazioni.
“Ad esempio, al banco del fresco è importante scegliere prodotti di stagione e provenienti da pesca locale. In questo modo riduciamo al minimo la nostra impronta, favorendo la pesca artigianale delle nostre regioni e rispettiamo i cicli di vita delle specie” afferma Giulia Prato, Marine officer di WWF Italia. “Un altro semplicissimo criterio è la differenziazione: orientarsi sulla scelta delle specie meno conosciute può rivelarsi molto divertente per noi e molto utile per l’ambiente poiché contribuisce a rendere gli ecosistemi marini più forti, evitando che lo sforzo di pesca si concentri tutto su poche specie sovrasfruttate. Questo Natale potremmo cucinare ad esempio un filetto di sugarello, o un gustosissimo ragù di palamita. Tutti pesci dei nostri mari, ma poco conosciuti”.
I video-consigli di WWF sono stati realizzati con l’agenzia Plural. Il progetto internazionale Fish Forward, co-finanziato dall’Unione europea, promuove in tutta Europa il coinvolgimento attivo di consumatori, aziende e istituzioni per un consumo sostenibile di pesce, strettamente connesso alle comunità dei paesi in via di sviluppo.
 

Marilisa Romagno
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