09/02/2016 - 18:42

Cambiamenti climatici: città italiane sempre più a rischio idrogeologico

Anche il nostro Paese sta risentendo in maniera evidente di fenomeni atmosferici estremi dovuti ai mutamenti climatici.
E' quanto si evince dal dossier presentato oggi da Legambiente e intitolato "Le città italiane alla sfida del clima" che spiega nel dettaglio quali siano gli impatti dei cambiamenti climatici sulle nostre città, traccia una bilancio degli ultimi eventi calamitosi che si sono abbattuti sulla nostra Penisola e mette a punto una possibile strategia per adattarsi alle conseguenze legate all'aumento delle temperature globali.
 
Dal 2010 ad oggi in 101 Comuni italiani si sono registrati impatti rilevanti legati a fenomeni atmosferici estremi, con 204 eventi tra allagamenti, frane, esondazioni, con danni alle infrastrutture o al patrimonio storico. Secondo i dati del Cnr, ripresi dal documento di Legambiente, dal 2010 al 2015 le sole inondazioni hanno provocato in Italia la morte di 140 persone e l'evacuazione di oltre 32mila cittadini. Negli ultimi 5 anni sono stati 91 i giorni di stop a metropolitane e treni urbani nelle principali città italiane, mentre 43 invece i giorni di blackout elettrici dovuti sempre al maltempo. 
 
Le città sono il cuore delle sfida climatica in tutto il mondo perché è nelle aree urbane che si produce la quota più rilevante di emissioni ed è qui che l'intensità e la frequenza di fenomeni meteorologici estremi sta determinando danni crescenti, mettendo in pericolo vite umane e provocando gravi danni a edifici e infrastrutture, spiega Legambiente. 
 
In Italia l'81,2% dei comuni è in aree a rischio di dissesto idrogeologico, con quasi 6 milioni di persone che vivono in zone a forte rischio idrogeologico. Tra il 1944 ed il 2012 sono stati spesi 61,5 i miliardi di euro solo per i danni provocati dagli eventi estremi nel territorio italiano. Secondo i dati di "Italia sicura", l'Italia è tra i primi Paesi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi di dissesto: circa 3.5 miliardi all'anno dal 1945 in poi. Dal 1950 ad oggi abbiamo contato 5.459 vittime in oltre 4.000 eventi tra frane e alluvioni.
 
Ma quale potrebbe essere la soluzione per arginare questi fenomeni e le loro nefaste conseguenze? Per Legambiente è necessario partire da una strategia politica che preveda l'elaborazione di "Piani Clima delle città", ovvero di strumenti che consentano di individuare le aree a maggiore rischio, di rafforzare la sicurezza dei cittadini anche in collaborazione con la Protezione civile, in modo da elaborare progetti di adattamento di fiumi, delle infrastrutture, dei quartieri. Spetta al ministero dell'Ambiente svolgere un ruolo di indirizzo e di coordinamento rispetto all'azione dei Comuni: di indirizzo, attraverso l'elaborazione di linee guida per i Piani in modo da semplificare il percorso di elaborazione e approvazione; di coordinamento, perché le azioni previste dai Comuni possano confluire nella strategia nazionale di adattamento e entrare nelle priorità della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico., continua l'associazione. 
 
"Le città italiane fanno ormai i conti con condizioni atmosferiche inedite e violente, che ci portano in pochi giorni dalle frane per i nubifragi alla secca dei fiumi e alle cappe di smog: per questo c'è bisogno di adattare i nostri centri urbani con sempre maggiore rapidità a una situazione climatica in continua evoluzione, che modifica anche il contesto sociale e le prospettive economiche" ha detto il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, intervenendo alla presentazione del report. 
 
 "I cambiamenti climatici stanno determinando impatti sempre più evidenti nelle nostre città, con rischi per le persone e le infrastrutture resi ancor più drammatici dal dissesto idrogeologico, da scelte urbanistiche sbagliate e dall'abusivismo edilizio" ha detto nel corso della conferenza stampa il presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muroni.
 
"Serve un cambio di passo nelle politiche, con piani di intervento e risorse per l'adattamento al clima, come ci chiede anche l'Unione Europea, ma urge anche un cambio radicale delle scelte urbanistiche da parte dei Comuni, per mettere in sicurezza le aree più a rischio attraverso interventi innovativi, fermando il consumo di suolo e riqualificando gli spazi urbani, le aree verdi e gli edifici per aumentare la resilienza nei confronti di piogge e ondate di calore. Senza dimenticare che, come sta avvenendo in questi giorni, la mancanza di piogge legata ai mutamenti climatici incide sulle concentrazioni di inquinanti e smog nelle nostre città" ha aggiunto Muroni. 
Rosamaria Freda
Direttore Editoriale

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