29/05/2017 - 18:10

Ambiente: Senegal, ecco l'eco-villaggio anti-desertificazione

H2OS è un progetto di eco-villaggio in Africa. Contro desertificazione, abbandono, emigrazione. Sarà open-source, autonomo e sostenibile. Un esempio di co-sviluppo.
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H2OS è un esperimento di co-sviluppo promosso dal Circolo Sunugal (associazione di migranti senegalesi) di Venezia, sviluppato dalla Onlus Musoco (Venezia) in collaborazione con la Ong USE (Union pur la Solidarité et l’Entraide) di Dakar. È finanziato da CGIL CAAF Nord-Est, 8 per mille Chiesa Valdese, LTA (Livenza Tagliamento Acque) ed è supportato da AUTODESK FOUNDATION (USA). È sostenuto anche da IdRiCo (Idee per Risorse Collettive), finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, e dall’associazione provinciale Arci Trieste. Il progetto architettonico e tecnologico di H2OS è concepito e sviluppato da TAMassociati, da sempre attivi, e noti nel mondo, per la realizzazione di ospedali-modello dalla forte impronta ecologica nel continente africano, nonché portatori di un fortissimo messaggio sociale alla Biennale Architettura 2016 di cui hanno curato il Padiglione Italia.

Il 18 maggio è stata inaugurata la ‘eco-maison’, il primo lotto del progetto H2OS, che prevede la realizzazione di un eco-villaggio in Senegal (a Keur Bakar, 200 km da Dakar) composto da spazi comuni e moduli abitativi autonomi dal punto di vista energetico e idrico in un’area in cui la desertificazione procede inesorabile. “Desertificazione, abbandono scolastico, emigrazione: H2OS è un progetto che intende ridare speranza a tutte le popolazioni del Sahel Africano - affermano i TAMassociati. È un progetto pilota open-source, replicabile, adattabile e perfezionabile altrove. È il risultato di una collaborazione internazionale, nata dal basso e ispirata da Sunugal - associazione di immigrati senegalesi in Italia -, che via via ha raccolto sempre più adesioni. Ed è destinato a diventare un modello di sostenibilità abitativa per tutto il continente africano, ma adattabile ovunque”.

L’eco-villaggio diventerà simbolo di una eco-modernità dimensionata sulle capacità tecniche, gestionali e di auto sussistenza agricola delle comunità locali, protagoniste anch’esse di questo progetto partecipato. Le eco-abitazioni, organizzate attorno alla tecnologica eco-casa comune, saranno realizzate in mattoni stabilizzati di terra cruda in regime di autocostruzione comunitaria. Gli elementi più complessi delle costruzioni (testate, servizi, impianti) sono a cura di tecnici specializzati che, nel frattempo, formano sul posto la manodopera locale. La manutenzione in loco fa parte dello scenario più ampio di auto-sufficienza e autosussistenza sotteso al progetto. Una sostenibilità che si riverbera anche nel costo dell’opera, sotto i 200 Euro al metro. Il villaggio si trova in un’area priva di elettricità, acqua, servizi scolastici e sanitari. La realizzazione della ‘eco-maison’ chiude la prima fase del progetto: “La eco-maison comunitaria, cuore del nuovo villaggio – fanno sapere i TAMassociati – sarà una ‘casa della comunità’ dedicata alla ricerca, alla formazione, all’informazione, ai laboratori di arti e mestieri, alla convivialità. Un luogo pubblico e di condivisione, in cui prenderanno forma i primi capisaldi del progetto ecologico: dal recupero delle acque piovane per l’acqua sanitaria all’impiantistica, dal sistema di filtraggio e ventilazione naturale al ‘passive building’, dalla produzione energetica alla fitodepurazione delle acque nere, al circuito fotovoltaico.

Accanto, un pozzo, i lavatoi e un orto biologico comunitario a gestione prevalentemente femminile, irrigato dal sistema di recupero dell’acqua: un vero e proprio ‘giardino comunitario’, in cui le attività di produzione agricola seguiranno i dettami della compatibilità ambientale, alimentare e culturale locale”. La sfida di progettisti, promotori e partner è chiara: il progetto senegalese, via africana all’ecologia, è una proposta nuova per un nuovo tipo di modernità richiesta dal continente, attenta a coniugare autogestione, tradizioni, paesaggio e tessuto sociale con le opportunità offerte dalla migliore progettazione internazionale. “Una progettazione non invasiva ma partecipata, che sa farsi baluardo e simbolo di diritti – concludono i TAMassociati - quali l’accesso all’acqua, al cibo, alla possibilità di vivere nei luoghi dove si è nati e di allontanarsene per volontà, non necessità”.
Tommaso Tautonico
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