07/09/2016 - 23:00

Agricoltura, Conapi lancia allarme apicoltura: 2016 'annus horribilis' a causa di cambiamenti climatici e pesticidi

È allarme per l'apicoltura: dal punto di vista del raccolto, il 2016 andrà in archivio come uno dei peggiori degli ultimi 35 anni, complice ancora una volta l'effetto di due fenomeni che rischiano di trasformarsi in vere e proprie calamità: i cambiamenti climatici e l'abuso di pesticidi in agricoltura.

api
Senza contare che la situazione è estesa all'intera Europa, comprese aree geografiche come i Paesi dell'Est, solitamente grandi produttori di miele.Come forse mai in passato, è dunque importante sensibilizzare l'opinione pubblica e le autorità competenti su questa crisi e sui rischi ad essa connessi, non solo per la sopravvivenza economica del comparto, ma anche per l'equilibrio dell'intero eco-sistema. Per questo, il Consorzio Nazionale Apicoltori ha indetto una conferenza stampa con il presidente Diego Pagani, Giancarlo Naldi, presidente dell'Osservatorio Nazionale Miele, alla presenza di Andrea Olivero, viceministro alle Politiche Agricole con delega all'apicoltura.
 
I dati mostrano, in tutta la loro oggettività, che la produzione 2016 è andata addirittura peggio del 2008, l'annus horribilis che evidenziò i danni legati all'uso dei neonicotonoidi nelle colture del mais e portò al varo del progetto di ricerca Apenet, che si prefiggeva di valutare l'efficacia e gli effetti conseguenti alla sospensione dell'uso dei neonicotinoidi e fornire risposte alle problematiche legate ai fenomeni di mortalità e di spopolamento di famiglie di api.
 
Per fare solo qualche esempio, basti pensare che il solo miele di acacia bio è passato dalle 437 tonnellate prodotte nel 2015 alle 184 tonnellate di quest'anno; il miele di acacia convenzionale è precipitato da 266 a 91 tonnellate; il miele di agrumi è sceso da 54 a 35 tonnellate per la produzione bio e da 174 a 148 tonnellate per quella convenzionale. Tutto questo nonostante il costante aumento degli alveari messi a produzione (22.200 contro i 19.916 del 2015 nel caso del miele di acacia bio, 15.069 contro i 13.055 del 2015 per quello convenzionale; 3.255 contro 2.212 del 2015 per quello di agrumi bio) e di una base sociale di apicoltori che rimane sostanzialmente inalterata.
 
A fronte del progressivo calo di produzione, occorre attivare tutte le strategie possibili, per arginare un fenomeno che non accenna a diminuire. È dunque importante mantenere aggiornati i dati sugli avvelenamenti, che hanno mostrato la rilevanza del fenomeno, dando conclusione all'iter di finanziamento della Rete Nazionale di Monitoraggio Apistico, nata prima con il progetto "Apenet" (2009-2010) e poi con il progetto "BeeNet" (2011-2014) per raccogliere informazioni sullo stato di salute delle famiglie . Nel nuovo progetto "BeeNet" le api assumeranno il fondamentale ruolo di biondicatori dello stato di salute dell'ambiente, da cui si desumeranno anche le problematiche apistiche legate agli avvelenamenti da pesticidi.
 
Il crollo della produzione rischia infatti di favorire due problemi strettamente connessi: da un lato, l'inevitabile innalzamento dei prezzi, con conseguenti problemi sul fronte distributivo/commerciale; dall'altro, la possibile apertura a nuove sofisticazioni. In relazione a quest'ultima, va posto l'accento sul fenomeno delle triangolazioni tra Cina e Paesi europei che rappresenta una delle principali vie d'introduzione di prodotti sofisticati in Italia. Su questo fronte Conapi chiede pertanto la conferma, se non il rafforzamento, dell'efficace azione di controllo delle forze dell'ordine, affinché il danno subito dal comparto non sia ulteriormente aggravato.
Rosamaria Freda
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