01/01/2013 - 01:00

-40% di emissioni in Europa? Possibile ma serve volontà politica

A pochi giorni dall'appuntamento delle Nazioni Unite a Copenhagen, viene presentato oggi in tutta Europa il rapporto "Europe's share of the Climate Challenge - Domestic actions and International obligations to protect the planet", uno studio commissionato dagli Amici della Terra Europei allo Stockholm Environmental Institute (SEI).
Il rapporto, in accordo con le raccomandazioni dell'IPCC, mostra la fattibilità per l'Europa di ridurre le proprie emissioni di gas serra del 40% entro il 2020 e del 90% entro il 2050, rispetto all'anno base 1990. Lo studio analizza vari scenari di evoluzione del sistema energetico Europeo e ipotizza il raggiungimento degli obiettivi indicati attraverso politiche integrate di efficienza energetica "spinta" in ogni settore (dai trasporti, all'industria, all'edilizia). Lo sviluppo di fonti rinnovabili non dovrebbe limitarsi alla produzione di elettricità ma estendersi anche al calore. Al contempo, il rapporto ritiene indispensabile un progressivo e armonioso cambiamento degli stili di vita dei cittadini europei, compatibile con le esigenze di crescita del sistema economico.
Massimiliano Bienati, responsabile per le campagne internazionali degli Amici della Terra-Italia, dichiara "Il rapporto conferma, su scala Europea, la posizione espressa dagli Amici della Terra-Italia sulle potenzialità di un piano di efficienza energetica affiancato allo sviluppo di fonti rinnovabili per la produzione di elettricità e calore nel rispetto del territorio. Decidendo su queste priorità e concentrando su di esse gli investimenti senza inutili sprechi è possibile avviare un'uscita razionale dalla dipendenza dai combustibili fossili." E aggiunge: "Per fare in modo che il raggiungimento degli obiettivi di riduzione avvenga in condizioni di efficienza economica e di mantenimento della competitività Europea nel contesto globale, sarebbe opportuno rendere l'obiettivo di efficienza energetica vincolante in Europa con burden sharing fra Stati membri."
Lo studio mostra, tuttavia, come un piano ambizioso di riduzione di emissioni domestica in Europa non sia sufficiente a limitare il rischio di un cambiamento climatico irreversibile e indica come ciascun paese sviluppato, compatibilmente con le sue responsabilità e possibilità, debba supportare i paesi in via di sviluppo alla mitigazione e all'adattamento al cambiamento climatico favorendo al contempo una crescita economica a bassa intensità di carbonio.
"Una riduzione del 40% di emissioni in Europa al 2020 è fattibile e può essere sostenuta finanziariamente senza ricorrere a soluzioni pericolose o di non provata efficacia", dichiara Magda Stoczkiewicz, direttore di Friends of the Earth Europe, che aggiunge "E' necessario da parte della UE un maggior impegno per aggiornare una proposta politica finora inadeguata alla sfida che abbiamo di fronte. Inoltre, lo scenario ipotizzato dal SEI si propone sia di migliorare la qualità della vita dei cittadini Europei, che di supportare la parte più povera del pianeta in uno sviluppo ambientalmente sostenibile." I costi indicati per raggiungere gli obiettivi indicati ammontano all'1,7% del PIL cumulato europeo nel periodo 2010-2020. Tale stima tuttavia non considera i costi relativi all'industria, all'agricoltura e ai settori non energetici. Una stima comprensiva di tutti i settori risulterebbe comunque non superiore al 3% del valore attuale del PIL europeo.
Il Dr. Charles Heaps ricercatore dello Stockholm Environmental Institute, autore del rapporto e responsabile del programma SEI su Energia e Clima commenta: "Le nostre analisi mostrano che è possibile raggiungere ambiziosi obiettivi nella riduzione di emissioni di gas serra in Europa a costi ragionevolmente contenuti (se comparati con quelli del non agire) anche senza attendere particolari innovazioni tecnologiche. Ma la scala e la velocità del cambiamento necessario richiedono una forte e immediata mobilitazione di tutte le economie Europee"

 
Tommaso Tautonico
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